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Practical Web Development

Build websites. Guides, ebooks and technical resources. Drupal vs WP.

Formazione tecnica per sviluppo web professionale

Imparare attraverso progetti reali

Impara il web development attraverso progetti concreti.

Le mie guide non partono soltanto dalla tecnologia, ma da ciò che vuoi realizzare: un sito per un'attività, un ecommerce, un progetto professionale o una soluzione a un problema tecnico.

L'obiettivo è semplice:

imparare qualcosa che puoi realmente usare.


Esplora gli argomenti:

Drupal

Per chi vuole fare un salto di qualità nello sviluppo web e andare oltre il semplice assemblaggio di un sito.

Drupal permette di progettare in modo più strutturato contenuti, funzionalità e utenti, sviluppando una maggiore consapevolezza di come è costruito un sito professionale.

Guide pratiche su Content Types, Views, utenti e permessi, immagini, theming, configurazione, hosting e problem solving.

Non si tratta di scegliere tra Drupal e WordPress (Drupal vs WordPress). Si tratta di imparare a progettare il web con maggiore controllo e consapevolezza.

WordPress

Guide pratiche per realizzare siti web con WordPress attraverso progetti concreti.

Attività locali, professionisti, aziende e altri progetti che un webmaster può incontrare realmente nel proprio lavoro.

WooCommerce

Guide pratiche per realizzare ecommerce con WordPress e WooCommerce.

Dalla gestione dei prodotti alla struttura del negozio, fino alla realizzazione di soluzioni di vendita online.

Web Development

PHP, MySQL e tecnologie web per chi vuole comprendere meglio ciò che sta costruendo, risolvere problemi e avere maggiore controllo sui propri progetti.


Costruire siti per attività reali

Un sito web non è soltanto un insieme di pagine. Può servire a presentare un'attività, acquisire clienti, ricevere richieste e prenotazioni, vendere prodotti o migliorare un servizio esistente. Per questo le guide saranno costruite anche intorno a progetti concreti:

Attività locali, Professionisti, Aziende, Ecommerce

Risolvere problemi tecnici reali - Non tutti i progetti iniziano da zero.

A volte bisogna risolvere un problema:

  • un'installazione Drupal che non funziona;
  • una configurazione errata;
  • un sito da aggiornare o migliorare;
  • una migrazione;
  • un problema di hosting;
  • una funzionalità da implementare;
  • un sito che deve essere più efficace.

Per questo una parte importante delle guide è dedicata al problem solving tecnico.


Inizia da un progetto

Vuoi costruire un sito?

Devi risolvere un problema tecnico?

Vuoi imparare una nuova tecnologia?

Trova una guida pratica e inizia da lì.

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Daniele Venditti è autore tecnico e formatore nel settore dello sviluppo web. Attraverso ebook, articoli e contenuti video aiuta webmaster e professionisti del web a sviluppare competenze solide su Drupal, PHP, MySQL, WordPress e Intelligenza Artificiale.


Blog (ultimi 6 articoli)


Faccio un sito oppure scrivo un libro della mia storia?Se mi avessero posto questa domanda vent'anni fa, non avrei avuto dubbi: avrei risposto che il sito web era l'unica risposta sensata. Per anni è stato il centro della presenza digitale di qualsiasi attività, il luogo dove raccontarsi, presentare i servizi, farsi trovare.Oggi continuo a considerarlo uno strumento importante. Ma negli ultimi tempi mi sono fatto una domanda diversa:se volessi lasciare un segno davvero duraturo della mia esperienza professionale, sceglierei un sito oppure un libro?Il problema dei contenuti digitali di oggiViviamo in un'epoca in cui tutti comunicano e quasi nessuno viene ricordato.Post sui social, video, newsletter, siti web, ogni giorno milioni di contenuti vengono pubblicati e dimenticati nel giro di ore.E ora si è aggiunta l'intelligenza artificiale, che ha accelerato ulteriormente questo processo: chiunque può generare testi, articoli e contenuti in pochi secondi. Il risultato è un flusso continuo di materiale che si assomiglia tutto, scritto da nessuno e diretto a tutti.Perfino un sito web, in questo contesto, tende a diventare una brochure online che nessuno va a cercare.E allora nasce la domanda: cosa resta davvero della nostra esperienza?Il paradosso dell'era AIC'è qualcosa di curioso in quello che sta succedendo. Più gli strumenti digitali diventano veloci, automatici e accessibili, più le persone sembrano rivalutare ciò che è lento, fatto a mano, personale. Il libro funziona esattamente così. In un momento in cui qualsiasi testo può essere generato da una macchina in trenta secondi, un libro scritto da una persona reale, con la sua storia, i suoi errori, la sua visione, diventa qualcosa di raro.Un libro cambia la percezioneImmagina di incontrare un professionista, un avvocato, un commercialista, un architetto, un imprenditore, che durante il vostro primo incontro ti consegna il proprio libro. Non un volantino, non un catalogo: un libro.Nella mente di chi lo riceve scatta qualcosa di quasi automatico. Si pensa:questa persona ha qualcosa da raccontare, ha accumulato esperienza, ha investito tempo per lasciare qualcosa di utile agli altri.Un libro comunica autorevolezza senza bisogno di dichiararlo. E in un'epoca in cui chiunque può pubblicare qualsiasi cosa in pochi minuti, questo peso specifico è aumentato, non diminuito.Oggi pubblicare è possibile per tuttiPer molto tempo pubblicare era un privilegio riservato a pochi: bisognava convincere una casa editrice, aspettare mesi, spesso affrontare costi importanti. Oggi non è più così. Grazie al self publishing ogni professionista può trasformare la propria esperienza in un libro senza essere uno scrittore e senza aver pubblicato nulla in precedenza.Serve soprattutto una cosa: avere qualcosa da raccontare. E ogni attività che esiste da anni possiede una storia.Chi potrebbe scrivere un libro?Molte più persone di quanto si pensi. Un avvocato potrebbe scrivere una guida pratica per affrontare una successione o spiegare in modo semplice aspetti legali che le famiglie faticano a capire con la caratteristica e il supporto della propria esperienza. Un commercialista potrebbe aiutare chi apre una partita IVA a orientarsi tra obblighi e opportunità. Un architetto potrebbe raccogliere anni di esperienza cantieristica in un manuale sugli errori più comuni nelle ristrutturazioni.Le strutture turistiche e i luoghi di cultura hanno forse il materiale più ricco di tutti: la storia di una dimora, il racconto di un territorio, una guida che accompagni il visitatore ben oltre la visita stessa. E gli imprenditori potrebbero lasciare qualcosa di ancora più personale, le sfide, i fallimenti, i valori che hanno permesso all'azienda di crescere.Cosa fa la differenzaI social attirano attenzione. Il sito web presenta l'attività. Il libro costruisce autorevolezza. È una differenza sostanziale, e non è solo una questione di immagine.Un libro può essere regalato a un cliente, consegnato durante un incontro, esposto in uno studio professionale, venduto su Amazon. Continua a parlare di noi anche quando non siamo presenti. Dentro quelle pagine non ci sono soltanto informazioni, ci sono esperienze, errori, visioni. In un certo senso stai consegnando una parte di te stesso, e questo crea una connessione che nessun post o sito web riesce a replicare. Tantomeno un testo generato da un'AI.Quindi cosa sceglierei?Se dovessi promuovere un'attività oggi sceglierei ancora un sito web. Ma se dovessi scegliere uno strumento per lasciare una traccia duratura della mia esperienza, sceglierei un libro, perché un sito racconta cosa faccio, mentre un libro racconta chi sono, cosa ho imparato e perché la mia esperienza può essere utile agli altri.Paradossalmente, è proprio l'avanzata dell'intelligenza artificiale a rendere questo più vero oggi di quanto non fosse dieci anni fa. In un mondo in cui i contenuti costano zero e si producono in automatico, ciò che ha ancora valore è ciò che viene da una persona reale, con una storia reale. Un libro è esattamente questo.Daniele Venditti Clicca qui per approfondire

Per anni il percorso per diventare webmaster è stato sempre lo stesso.Prima HTML. Poi CSS. Poi JavaScript. Poi PHP. Poi WordPress, Drupal o qualche altro CMS. Centinaia di ore di studio, manuali, tutorial e notti passate a cercare soluzioni nei forum.Oggi qualcosa è cambiato.L'intelligenza artificiale ha introdotto un nuovo modo di sviluppare siti web e applicazioni: il Vibe Coding.Cos'è il Vibe CodingIl termine indica un approccio completamente diverso alla programmazione.Invece di scrivere ogni riga di codice manualmente, si descrive all'AI ciò che si vuole ottenere. L'intelligenza artificiale genera il codice, che può poi essere corretto, migliorato e adattato alle proprie esigenze.Con strumenti come ChatGPT, Claude, DeepSeek, Qwen e Copilot è possibile realizzare in pochi minuti attività che fino a poco tempo fa richiedevano ore di lavoro.Ad esempio:Creare una landing page completaGenerare componenti HTML e CSS personalizzatiSviluppare plugin WordPress su misuraScrivere moduli DrupalAutomatizzare operazioni ripetitiveQuesto non significa che la programmazione sia morta.Significa che il modo di programmare sta cambiando.Il problema dei plugin WordPressChi lavora con WordPress conosce bene la situazione.Serve una funzione? Si installa un plugin.Serve una modifica? Un altro plugin.Serve un'integrazione? Ancora un plugin.Dopo qualche anno ci si ritrova con siti pieni di estensioni che rallentano le prestazioni, aumentano i rischi di incompatibilità e rendono più complessa la manutenzione.L'intelligenza artificiale offre una possibile alternativa.Molte personalizzazioni che prima richiedevano un plugin dedicato oggi possono essere realizzate con poche righe di codice generate dall'AI e adattate alle esigenze del progetto.Non sempre è la scelta giusta, ma spesso permette di ottenere soluzioni più leggere e controllabili.E Drupal?Per molti professionisti Drupal è sempre stato percepito come un CMS difficile.In parte è vero.Drupal richiede una mentalità diversa rispetto a WordPress e una curva di apprendimento più impegnativa.Tuttavia l'AI sta abbassando notevolmente questa barriera.Oggi è possibile chiedere all'intelligenza artificiale di generare esempi di codice, spiegare API complesse, creare moduli personalizzati e guidare passo dopo passo lo sviluppo di funzionalità avanzate.Questo rende Drupal molto più accessibile anche per chi proviene dal mondo WordPress.Perché ho scritto questo ebookNegli ultimi anni ho pubblicato diversi manuali dedicati al web development, a WordPress e a Drupal.Osservando l'evoluzione degli strumenti di AI mi sono reso conto che stava nascendo una nuova figura professionale.Un webmaster che non si limita a installare plugin o configurare CMS, ma che utilizza l'intelligenza artificiale per creare soluzioni personalizzate, automatizzare attività e aumentare la propria produttività.Da questa riflessione è nato il nuovo ebook:"Mamma voglio fare il Vibe Coder"Un percorso pratico che parte dalle basi del web e arriva all'utilizzo dell'AI per lavorare con WordPress e Drupal.Cosa troverai nel libroL'ebook è diviso in quattro parti principali.Le basi del webUna panoramica essenziale su HTML, CSS, JavaScript e SEO per comprendere cosa accade dietro le quinte di un sito web.WordPress 2026Temi moderni, block editor e prime applicazioni pratiche del vibe coding per creare funzionalità personalizzate.Drupal 11Tipi di contenuto, Views, Layout Builder e sviluppo assistito dall'intelligenza artificiale.Da WordPress a Drupal con l'AIUn laboratorio finale dedicato alla migrazione e alla trasformazione di progetti esistenti utilizzando prompt e strumenti di AI.A chi è rivoltoQuesto ebook è pensato per:Webmaster WordPressSviluppatori webFreelance digitaliStudentiCuriosi che vogliono capire come sta cambiando il mondo dello sviluppo webNon è necessario essere programmatori esperti.Serve soltanto la voglia di imparare e sperimentare.Prossimamente disponibileL'obiettivo di questo libro non è sostituire lo studio tradizionale.L'obiettivo è mostrare come utilizzare l'intelligenza artificiale in modo concreto e professionale per lavorare meglio, più velocemente e con maggiore autonomia.Il futuro del web non appartiene a chi conosce più comandi.Appartiene a chi sa collaborare con l'intelligenza artificiale senza smettere di capire ciò che sta facendo.E forse il momento migliore per iniziare è proprio adesso.

Se stai leggendo questa guida, probabilmente hai già provato a installare Drupal 11 su un hosting condiviso e hai avuto problemi. Oppure hai seguito il tutorial ufficiale di Drupal e ti sei scontrato con un muro.Nessun problema: questa guida ti spiegherà perché c'è un problema tecnico di fondo e come risolverlo in modo semplice e definitivo (Guida realizzata per Drupal 11 Core e non per Drupal cms ex Starshot).🤔 Il problema di base: perché la struttura standard di Drupal NON funziona su molti hosting condivisi?Partiamo dall'inizio. Drupal 11, quando viene installato con Composer (il gestore di pacchetti PHP ufficiale), crea una struttura di cartelle come questa:progetto-drupal/ ├── composer.json ├── composer.lock ├── vendor/ ← tutte le librerie PHP (Symfony, Twig, ecc.) └── web/ ← la ROOT pubblica (document root) ├── index.php ├── core/ ├── modules/ ├── themes/ └── sites/Questa struttura è perfetta dal punto di vista della sicurezza perché tutto il codice PHP sensibile (le librerie in vendor/, le configurazioni, ecc.) si trova fuori dalla cartella accessibile al web. Solo la cartella web/ è esposta pubblicamente.Per far funzionare questa struttura, l'hosting deve permetterti di impostare la document root (la cartella che il server web mostra ai visitatori) su web/. In pratica, devi poter dire ad Apache/Nginx: "quando qualcuno visita il mio sito, mostra i file che stanno dentro la cartella web/, non quelli nella cartella principale".🚫 Il problema sugli hosting condivisiLa maggior parte degli hosting condivisi NON ti permette di cambiare la document root. La document root è fissa e bloccata su public_html/ (o httpdocs/ o www/). Non puoi modificarla. Punto.Ma c'è anche un secondo problema, ancora più subdolo: la direttiva open_basedir.🔒 Cos'è open_basedir?È una direttiva di sicurezza di PHP che limita i file che PHP può aprire a una specifica cartella e alle sue sottocartelle. Su molti hosting condivisi, open_basedir è impostata proprio su public_html/. Questo significa che PHP non può "vedere" né accedere a file che stanno fuori da public_html/.Facciamo un esempio concreto. Se provassi a installare Drupal con la struttura standard su un hosting condiviso:public_html/ ← document root fissa (open_basedir punta qui) ├── web/ ← qui dentro ci sono index.php, core, modules... │ └── ... vendor/ ← FUORI da public_html! PHP non può accederci!Il risultato? PHP non riesce a caricare le librerie in vendor/ perché si trovano fuori dai limiti imposti da open_basedir. Drupal non si avvia nemmeno, o dà errori inspiegabili.Morale: sugli hosting condivisi, tutto il codice deve stare dentro public_html/. Non puoi avere nulla fuori. Ecco perché serve la struttura FLAT.📜 Un po' di storia: come si installava Drupal "una volta"?Prima dell'avvento di Composer (che è diventato lo standard ufficiale da Drupal 8 in poi), Drupal si installava in modo molto più semplice: scaricavi un pacchetto .zip o .tar.gz dal sito ufficiale, lo decomprimevi direttamente in public_html/, e il gioco era fatto.Quelle si chiamano installazioni "legacy" (o "tradizionali"). Funzionavano così:public_html/ ← tutto dentro qui ├── index.php ├── core/ ├── modules/ ├── themes/ ├── sites/ ├── vendor/ ← già incluso nel pacchetto └── ...Semplice, no? Nessun problema con open_basedir, nessuna storia di document root. E funzionava perfettamente.Ma c'era un problema enorme: la gestione delle dipendenze. Drupal moderno usa decine di librerie PHP esterne (Symfony, Guzzle, Twig, Psr, ecc.). Nel pacchetto scaricabile, queste librerie erano già incluse nella cartella vendor/. Ma come si aggiornavano? Come si gestivano le versioni? Era un caos. Spesso le installazioni legacy finivano con versioni mixate, librerie mancanti o in conflitto.Per questo motivo, dal 2018 circa, il team di Drupal ha abbandonato ufficialmente le installazioni "legacy" con pacchetto scaricabile. Oggi l'unico metodo supportato è Composer.📌 Nota storica: Ancora oggi trovi in giro vecchi tutorial che ti dicono di scaricare un file .zip da drupal.org. Ignorali. Per Drupal 10 e 11, quel metodo non è più supportato e può dare problemi di sicurezza e compatibilità.Ma Composer crea la struttura con web/... e noi non possiamo usarla sugli hosting condivisi. Sembra un paradosso, vero? Fortunatamente esiste una soluzione geniale: il plugin Scaffold.✨ Cos'è il plugin Scaffold di Drupal (e perché è rivoluzionario)Gli sviluppatori di Drupal erano ben consapevoli del problema degli hosting condivisi. Per questo hanno creato un plugin Composer chiamato drupal/scaffold.🔧 Cos'è Scaffold?Scaffold (in inglese "impalcatura") è un plugin che permette a Composer di copiare i file pubblici (index.php, .htaccess, robots.txt, ecc.) dove vuoi tu, non necessariamente dentro web/.Quando lanci composer create-project per installare Drupal, Scaffold viene eseguito automaticamente e copia i file "scaffold" nella cartella che tu gli indichi. Di default, li copia in web/. Ma grazie a Scaffold, puoi decidere tu la cartella di destinazione, modificando il file composer.json.In poche parole, Scaffold disaccoppia la posizione dei file pubblici dal resto del progetto. Questo significa che possiamo dire a Scaffold: "copia index.php, .htaccess e tutti i file pubblici direttamente nella root del progetto, non dentro web/".Ed è esattamente quello che faremo in questa guida: useremo Scaffold per generare una struttura FLAT, dove tutto (inclusi i file pubblici) sta dentro public_html/, risolvendo così i problemi di document root fissa e open_basedir.Il bello è che manteniamo tutti i vantaggi di Composer: composer.json, composer.lock, aggiornamenti sicuri, gestione perfetta delle dipendenze. Il meglio di entrambi i mondi.🔧 Cosa significa "struttura FLAT"?La struttura FLAT è semplicemente l'installazione di Drupal in cui non esiste la cartella web/. Tutto è nella stessa cartella root.Struttura standard (NON funziona su hosting condivisi):public_html/ └── web/ ├── core/ ├── modules/ ├── themes/ ├── vendor/ └── index.phpStruttura FLAT (funziona su hosting condivisi):public_html/ ├── core/ ├── modules/ ├── themes/ ├── vendor/ ├── index.php ├── .htaccess ├── composer.json ├── composer.lock └── sites/ └── default/ └── files/In pratica, prendiamo tutto ciò che starebbe dentro web/ e lo "spostiamo su" di un livello, eliminando la cartella intermedia.Questa struttura risolve entrambi i problemi:✅ La document root può rimanere public_html/ (nessun problema con hosting che non permettono di cambiarla)✅ Tutto il codice (compreso vendor/) sta dentro public_html/, quindi open_basedir non blocca nulla✅ Manteniamo Composer e il plugin Scaffold per la gestione dei file pubblici📋 RequisitiAccesso SSH al tuo hostingComposer installato (la maggior parte degli hosting lo ha, altrimenti chiedi al supporto)Dominio puntato alla cartella public_html/PHP 8.1 o superiore🧭 GUIDA PASSO PASSO .guida-drupal pre { background-color: #2d3139 !important; color: #f8f8f2 !important; padding: 15px !important; border-radius: 6px !important; border: 1px solid #3e4451 !important; overflow-x: auto !important; font-family: 'Courier New', Courier, monospace !important; font-size: 14px !important; line-height: 1.5 !important; margin: 15px 0 !important; } .guida-drupal code { font-family: 'Courier New', Courier, monospace !important; color: #e06c75 !important; background-color: #f5f5f5 !important; padding: 2px 6px !important; border-radius: 4px !important; font-size: 90 !important; } .guida-drupal pre code { color: #f8f8f2 !important; background-color: transparent !important; padding: 0 !important; border-radius: 0 !important; font-size: 100% !important; } .guida-drupal .code-title { font-weight: bold !important; color: #4b5263 !important; font-size: 14px !important; } .guida-drupal .code-block { margin-top: 15px !important; margin-bottom: 15px !important; } 1️⃣ Prepara l'ambiente e ripulisci public_htmlPer eseguire questa guida è fundamental avere un hosting con accesso SSHPrima di iniziare, dobbiamo assicurarci che la cartella del tuo sito sia completamente vuota. Molti hosting non permettono di cancellare direttamente la cartella public_html perché è una directory di sistema. Pertanto, andremo a svuotare solo il suo contenuto.Puoi farlo in due modi:Via File Manager: Accedi al pannello del tuo hosting, entra in public_html, attiva l'opzione "Mostra file nascosti" nelle impostazioni, seleziona tutto e cancella.Via SSH (Consigliato): Collegati al terminale ed esegui questi comandi per ripulire tutto ed eliminare eventuali residui di vecchie installazioni nella cartella temporanea:📋 Copia via SSHcd ~/domains/tuodominio.it/public_html rm -rf * rm -rf .[^.]* 2>/dev/null cd .. rm -rf drupal11tmpNota: Il comando finale di rimozione di drupal11tmp serve come rete di sicurezza nel caso tu stia ripetendo la procedura da zero, evitando conflitti con vecchi tentativi falliti.IMPORTANTE: sostituisci in tutta la guida "tuodominio.it" con il sito reale ad esempio "test26.sviluppo.host"2️⃣ Installa Drupal nella Sandbox TemporaneaCreiamo il progetto scaricando i file in una cartella temporanea isolata dal browser. Questo evita interferenze con le cache del server o configurazioni aggressive dell'hosting durante la fase iniziale:📋 Copia via SSHcomposer create-project drupal/recommended-project drupal11tmp --no-installPerché usiamo il parametro --no-install? Questo flag dice a Composer di scaricare solo la struttura iniziale dei file di configurazione base, senza avviare subito il download dei pacchetti effettivi del core. In questo modo, congeliamo l'installazione per avere il tempo di modificare i percorsi nel file composer.json nei passaggi successivi. Solo così Composer saprà fin dal primo secondo che si tratta di una struttura FLAT, evitando di generare cartelle errate che poi risulterebbero impossibili da spostare in modo pulito.3️⃣ Entra nella cartella temporaneaSpostati all'interno della directory appena creata per iniziare le modifiche strutturali:📋 Copia via SSHcd drupal11tmp4️⃣ Sposta i file per la struttura FLATSpostiamo tutto il contenuto della cartella web/ direttamente nella radice temporanea principale ed eliminiamo la cartella web/ ormai vuota:📋 Copia via SSHcp -R web/* . cp -R web/.[^.]* . 2>/dev/null rm -rf web🔍 Nota di trasparenza (Cosa sta succedendo?): Se dopo aver eseguito questo comando controlli la cartella tramite il File Manager dell'hosting, noterai che sono presenti solo tre file: composer.json, composer.lock e LICENSE.txt. È del tutto normale!Poiché al Punto 2 abbiamo usato il comando --no-install, Composer ha scaricato solo il modello di base (template). In questa fase iniziale, la cartella web/ non conteneva ancora i file veri e propri di Drupal (come la cartella core/, index.php, moduli o temi), ma ospitava solo pochissimi file di configurazione nascosti. Con questo passaggio abbiamo spostato quei pochi elementi e rimosso la cartella web/ per preparare il terreno. I veri file di Drupal compariranno solo tra poco, quando lanceremo l'installazione effettiva.5️⃣ Modifica il file composer.jsonApri il file composer.json presente nella cartella temporanea e configuralo per la struttura FLAT. Devi impostare la web-root su ./ e rimuovere il prefisso web/ da tutte le voci presenti in installer-paths, blindando anche l'endpoint dei pacchetti. Il file deve apparire esattamente così:📋 Struttura corretta del file composer.json{ "name": "drupal/recommended-project", "type": "project", "repositories": { "drupal": { "type": "composer", "url": "https://drupal.org" } }, "require": { "composer/installers": "^2.3", "drupal/core-composer-scaffold": "^11.4", "drupal/core-recipe-unpack": "^11.4", "drupal/core-project-message": "^11.4", "drupal/core-recommended": "^11.4" }, "config": { "allow-plugins": { "composer/installers": true, "drupal/core-composer-scaffold": true, "drupal/core-recipe-unpack": true, "drupal/core-project-message": true } }, "extra": { "drupal-scaffold": { "locations": { "web-root": "./" } }, "installer-paths": { "core": ["type:drupal-core"], "libraries/{$name}": ["type:drupal-library"], "modules/contrib/{$name}": ["type:drupal-module"], "profiles/contrib/{$name}": ["type:drupal-profile"], "themes/contrib/{$name}": ["type:drupal-theme"], "drush/Commands/contrib/{$name}": ["type:drupal-drush"], "modules/custom/{$name}": ["type:drupal-custom-module"], "profiles/custom/{$name}": ["type:drupal-custom-profile"], "themes/custom/{$name}": ["type:drupal-custom-theme"], "recipes/{$name}": ["type:drupal-recipe"] } } }6️⃣ Abilita i plugin ed esegui lo Scaffold nella SandboxAutorizziamo il plugin dello Scaffold, avviamo il download completo di tutti i pacchetti di Drupal direttamente all'interno della sandbox temporanea e, solo successivamente, lanciamo lo scaffold e la rigenerazione dei percorsi:📋 Copia via SSHcomposer config allow-plugins.drupal/core-composer-scaffold true composer install composer drupal:scaffold composer dump-autoload7️⃣ Copia l'installazione FLAT pronta dentro public_htmlOra che l'installazione FLAT è pronta nella sandbox, completa di file vitali generati (come index.php e .htaccess) e della cartella vendor/, copiamo in sicurezza tutto il blocco nella directory pubblica finale del dominio:📋 Copia via SSHcp -R * ../public_html/ cp -R .[^.]* ../public_html/ 2>/dev/null8️⃣ Crea la cartella files per i mediaGeneriamo la directory in cui Drupal gestirà le immagini e i caricamenti pubblici degli utenti, assegnandole i permessi di scrittura adatti all'ambiente condiviso:📋 Copia via SSHmkdir -p ../public_html/sites/default/files chmod 775 ../public_html/sites/default/files9️⃣ Elimina la cartella temporanea e finalizzaSpostati nella cartella di destinazione definitiva, elimina la sandbox temporanea (che ormai non serve più) e rigenera l'autoloader di Composer per registrare la posizione finale e permanente dei file:📋 Copia via SSHcd ../public_html/ rm -rf ../drupal11tmp composer dump-autoload🔟 Installa Drupal dal browserApri il tuo browser preferito e digita l'indirizzo del tuo sito internet:🌐 Indirizzo del sitohttps://tuodominio.itSegui la normale procedura guidata di configurazione sullo schermo inserendo le credenziali del database. La tua installazione FLAT di Drupal 11 su hosting condiviso è terminata e perfettamente funzionante!Segui la normale procedura guidata di configurazione sullo schermo inserendo le credenziali del database. La tua installazione FLAT di Drupal 11 su hosting condiviso è terminata e perfettamente funzionante! .guida-drupal .note, .guida-drupal .danger, .guida-drupal .warning { padding: 15px !important; border-radius: 6px !important; margin: 20px 0 !important; font-size: 15px !important; line-height: 1.5 !important; } .guida-drupal .note { background-color: #ecf3fe !important; border-left: 5px solid #1a73e8 !important; color: #1e293b !important; } .guida-drupal .danger { background-color: #fde8e8 !important; border-left: 5px solid #e02424 !important; color: #9b1c1c !important; } .guida-drupal .warning { background-color: #fef3c7 !important; border-left: 5px solid #d97706 !important; color: #92400e !important; } .guida-drupal .comparison { display: flex !important; gap: 20px !important; margin: 20px 0 !important; flex-wrap: wrap !important; } .guida-drupal .comparison-col { flex: 1 !important; min-width: 280px !important; background-color: #f8fafc !important; padding: 20px !important; border-radius: 8px !important; border: 1px solid #e2e8f0 !important; } .guida-drupal .comparison-col h4 { margin-top: 0 !important; font-size: 16px !important; border-bottom: 2px solid #e2e8f0 !important; padding-bottom: 8px !important; } .guida-drupal .comparison-col ul { padding-left: 20px !important; margin-bottom: 0 !important; } .guida-drupal .comparison-col li { margin-bottom: 8px !important; font-size: 14px !important; } ⚠️ Problema comune dopo l'installazione: interfaccia admin "monca"Su alcuni hosting condivisi, dopo l'installazione potrebbe capitare che:La toolbar di amministrazione sia ridotta o incompleta.Manchino voci di menu vitali.L'interfaccia sembri "tagliata" o i fogli di stile non funzionino correttamente.Causa: Un file .htaccess generato automaticamente da Drupal all'interno di sites/default/files/ che fa uso di alcune direttive Apache (Options) non sempre permesse dagli hosting condivisi. Spesso Apache non restituisce un errore 500 esplicito, ma blocca l'accesso ad alcuni script impedendo a Drupal di caricare gli asset.✅ SoluzioneApri il file posizionato in questo percorso:📁 Percorso del filepublic_html/sites/default/files/.htaccessTrova al suo interno questa riga esatta:🔍 Riga da individuareOptions -Indexes -ExecCGI -Includes -MultiViewsCommentala inserendo il simbolo del cancelletto all'inizio del testo:📝 Modifica da salvare#Options -Indexes -ExecCGI -Includes -MultiViewsSalva il file sul server e procedi immediatamente a ricostruire la cache di Drupal lanciando questo comando da terminale:📋 Copia via SSHcd ~/domains/tuodominio.it/public_html php core/scripts/drupal cache:rebuildAlternativa: Se riesci comunque a navigare nei menu rimasti, puoi andare su /admin/config/development/performance e cliccare sul pulsante "Svuota tutte le cache". L'interfaccia grafica tornerà immediatamente alla normalità.📌 Nota: Ricorda che alcuni aggiornamenti importanti di Drupal (eseguibili tramite composer update) potrebbero rigenerare da zero il file .htaccess nella cartella files/. Se il problema della grafica monca si ripresenta in futuro, ti basterà ripetere questa rapida modifica.🚫 Perché evitare gli installer automatici (tipo "installazione in 1 click")⚠️ ATTENZIONE: Molti hosting commerciali offrono all'interno del pannello dei pulsanti pronti del tipo "Installa Drupal in 1 click". Sebbene possa sembrare una scelta comoda ed immediata, si rivela quasi sempre una trappola strutturale. Ecco i motivi principali per cui dovresti evitarli.❌ I problemi delle installazioni automaticheNessuna gestione delle dipendenze: Il core moderno di Drupal si appoggia a decine di librerie PHP esterne di alto livello (come Symfony, Guzzle, Twig). Un installer automatico si limita a fornirti questi componenti già "impacchettati" e statici, privandoti di un vero sistema di controllo.Il file composer.lock non esiste o è incompleto: Questo è il punto più critico. Il file composer.lock ha il compito fondamentale di congelare con precisione chirurgica la versione di ogni singola libreria e modulo installato nel sistema. Senza questo file, non hai alcuna certezza su cosa sia realmente in esecuzione sul tuo spazio web.Nessuna mappatura delle versioni: Quando utilizzi Composer, ogni singolo pacchetto dichiara una versione definita (ad esempio symfony/http-foundation: v6.4.0). Con gli installer ad un click ti ritrovi una "zuppa" di file mescolati senza tracciabilità del software.Aggiornamenti disastrosi: Quando proverai ad aggiornare una versione di Drupal installata automaticamente, il sito molto probabilmente smetterà di funzionare poiché mancano i file storici che indicano a Composer quali versioni di librerie terze fossero presenti prima del processo.Impossibile aggiungere moduli moderni: La sintassi composer require drupal/nome_modulo rappresenta lo standard assoluto per espandere il CMS. Negli installer automatici questa funzione è spesso bloccata o genera conflitti distruttivi.Struttura e percorsi fragili: Questi sistemi alterano i percorsi predefiniti di Drupal creando configurazioni anomale sui server condivisi che rompono la compatibilità con i futuri moduli di terze parti.📊 Il cuore del problema: composer.lock e la mappatura delle dipendenzeQuando installi Drupal utilizzando Composer in modo nativo, il sistema si appoggia su due file di testo essenziali:📄 Ruoli dei file di configurazionecomposer.json → Specifica cosa desideri installare (es. "drupal/core": "^11") composer.lock → Registra cosa hai installato ESATTAMENTE (es. "twig/twig": "3.8.0")Il file composer.lock funge da vera e capita "mappa catastale" del tuo intero applicativo web, catalogando ogni dipendenza e sottodipendenza insieme al rispettivo hash crittografico di integrità. Gli installer in un click rompono questo equilibrio perché:❌ Il file composer.lock è completamente assente.❌ Oppure viene inserito un file fasullo generato in modo artificiale.❌ La cartella vendor/ diventa un ammasso statico di codice non tracciabile.✅ Con Composer (questa guida)File composer.json e composer.lock reali e coerenti.Ogni pacchetto ha una versione specifica e sicura.Mappatura completa e nativa di tutte le sottodipendenze.Aggiornamenti stabili e rapidi con il comando composer update.Moduli aggiuntivi installabili in pochi secondi.Possibilità di ricostruire l'intero progetto da zero in qualsiasi momento.Piena compatibilità con le strutture degli hosting condivisi.Standard di sviluppo pulito e professionale.❌ Con installer automaticoFile composer.lock assente, incompleto o corrotto.Versioni reali delle librerie interne del tutto sconosciute.Nessuna mappatura nativa o sicura delle dipendenze PHP.Rischio altissimo di rompere il database durante gli aggiornamenti.Gestione dei moduli obsoleta via FTP come nel 2005.Impossibilità di replicare l'installazione su altri server di test.Frequenti problemi e blocchi di permessi con i server condivisi.Approccio limitato a utilizzi puramente hobbistici.🎯 Cosa fare se hai già usato un installer automatico?Se sul tuo spazio web è già attiva un'installazione di Drupal creata tramite un tool automatico ad un click, ti trovi davanti a due opzioni:Rimuovere tutto e reinstallare seguendo questa guida: È la scelta che ti consiglio caldamente. Richiede pochissimo tempo e ti garantisce fin da subito una piattaforma web professionale, sicura, robusta e aggiornabile per gli anni a venire.

Hai cercato "come installare Drupal", hai trovato tre guide diverse, hai provato a seguirle e qualcosa si è rotto.Non sei tu il problema. È che nessuno te lo ha mai spiegato nel modo giusto.Questo libro fa una cosa sola: ti fa avere Drupal funzionante sul tuo computer in meno di 10 minuti, usando gli strumenti che usano i professionisti, DDEV e Composer, senza perdere una giornata intera su errori incomprensibili.Cosa imparerai:- Come installare DDEV su Windows in particolare, Mac e Linux- La procedura esatta per installare Drupal con Composer, quella che tutti sbagliano- Come gestire moduli, database e aggiornamenti da terminale con pochi comandi- La struttura delle cartelle che Drupal richiede per essere sicuro e professionale- Come risolvere gli errori più comuni in 5 minuti invece di cercare per ore su GooglePer chi è questo libro:Per chi arriva da WordPress e vuole capire come funziona davvero lo sviluppo Drupal. Per chi ha già provato a installare Drupal e si è bloccato. Per chi vuole imparare a usare gli strumenti standard del mercato, non soluzioni artigianali.Apri il libro, segui i passaggi, e dopo 10 minuti hai Drupal che gira nel browser. Poi puoi approfondire. Ma prima devi partire.Leggi l'anteprima del libro su Amazon KDPAcquistalo su Amazon KDP oppure leggilo GRATIS su Kindle unlimited https://www.amazon.it/dp/B0GHWZS9LQEnglish versionhttps://www.amazon.com/dp/B0GRTL7ZRH   

Quando si parla di realizzare un sito web professionale, una delle prime domande da porsi è: quale CMS scegliere? In questo articolo mettiamo a confronto due dei sistemi di gestione dei contenuti più popolari al mondo: Drupal e WordPress.Entrambi sono strumenti potenti, ma molto diversi tra loro. Vediamo insieme le principali differenze e scopriamo qual è il più adatto in base alle tue esigenze.INDICE– Introduzione ai due CMS– Le due anime di Drupal– Tipi di contenuto: flessibilità al massimo– Il pannello di controllo a confronto– La potenza delle Viste in Drupal– WordPress: semplicità prima di tutto– Drupal o WordPress? Dipende da cosa ti serve– Video Youtube– Ebook consigliatoIntroduzione ai due CMS[Menù]WordPress nasce nel 2003 come piattaforma per blog, ma oggi è utilizzato anche per la creazione di qualsiasi tipo di sito web. È conosciuto per la sua semplicità e per l'ampia disponibilità di plugin e temi.Drupal, invece, ha origini ancora più lontane: nasce nel 2001 ed è pensato per progetti più complessi e strutturati, come portali aziendali o siti per enti e pubbliche amministrazioni. È ideale quando si ha bisogno di una struttura solida, flessibile e altamente personalizzabile.Le due anime di Drupal[Menù]Dal gennaio 2025, Drupal si è "sdoppiato" in due versioni:Drupal Core, pensato per utenti esperti;Drupal CMS, orientato a chi ha meno esperienza e vuole iniziare in modo più semplice grazie a un'interfaccia più user-friendly e moduli preinstallati.In questo articolo ci concentriamo principalmente su Drupal Core.Tipi di contenuto: flessibilità al massimo[Menù]Una delle principali differenze tra WordPress e Drupal riguarda il modo in cui vengono gestiti i contenuti.In Drupal, troviamo due concetti fondamentali: il contenuto e il tipo di contenuto.Il contenuto è, ad esempio, l'articolo che vogliamo pubblicare.Il tipo di contenuto è invece la struttura che definisce quali campi avrà quel contenuto: titolo, immagine, testo, link, file, date, ecc.La potenza di Drupal sta proprio qui: possiamo creare tipi di contenuto personalizzati con tutti i campi che ci servono, direttamente dal pannello di controllo, senza dover installare moduli aggiuntivi. Questo livello di flessibilità è difficile da trovare in altri CMS.In WordPress, invece, esistono due tipi di contenuto predefiniti: articoli e pagine. Per ottenere una flessibilità simile a quella di Drupal, è necessario installare plugin di terze parti, come ad esempio ACF (Advanced Custom Fields).Il pannello di controllo a confronto[Menù]WordPress presenta un'interfaccia più semplice e immediata. Le voci di menu si trovano sulla sinistra e l'editor Gutenberg (editor a blocchi) rende la creazione di contenuti molto intuitiva, anche per chi è alle prime armi.Drupal ha un'interfaccia meno immediata, ma decisamente più potente. La curva di apprendimento è più ripida, ma permette di costruire soluzioni su misura già a partire dal core.La potenza delle Viste in Drupal[Menù]Un'altra caratteristica unica di Drupal è il modulo Views (viste). Grazie a questo modulo possiamo elaborare i dati presenti nel database e mostrarli sul sito nel formato desiderato, senza scrivere una sola riga di codice SQL.Il modulo Views è una vera arma in più: consente di visualizzare contenuti filtrati, ordinati o raggruppati in modo dinamico, e può essere configurato tramite interfaccia grafica.Nessun altro CMS, ad oggi, offre un sistema così completo e potente per gestire la visualizzazione dei dati.WordPress: semplicità prima di tutto[Menù]WordPress resta comunque la scelta ideale per chi cerca un sistema più semplice e immediato, adatto a:Blog personaliSiti vetrinaPiccoli e-commerceProgetti dove la velocità di sviluppo conta più della complessità strutturaleCon l'aiuto di plugin e page builder, come Gutenberg o altri strumenti visuali, WordPress può coprire molte esigenze, anche se con limiti maggiori nella personalizzazione avanzata rispetto a Drupal.Drupal o WordPress? Dipende da cosa ti serve.[Menù]Scegli WordPress se vuoi partire subito, con una curva di apprendimento bassa e un'interfaccia intuitiva.Scegli Drupal se hai bisogno di un CMS robusto, scalabile, estremamente flessibile e sei disposto a investire un po' di tempo per impararne la logica.Entrambi i sistemi hanno punti di forza e possono essere utilizzati con successo per costruire siti professionali. La vera domanda è: quale CMS si adatta meglio al tuo progetto?Video Youtube[Menù]Guarda il video Drupal vs WordPress su YoutubeIn questo video approfondisco i concetti e le differenze più importanti tra Drupal e WordPress. Questo articolo è parte dell'ebook:📘 DRUPAL Opens Minds... Oltre i limiti di WordPressQuesto ebook è pensato per chi proviene dal mondo WordPresse vuole capire Drupal senza complicarsi la vita. Clicca qui o sull'immagine per accedere all'ebook e acquistarlo su Amazon di Daniele Venditti   

Il Self Publishing è la creazione e la pubblicazione di libri in formato elettronico, cartaceo o audio utilizzando il proprio computer, aggirando tutto il processo editoriale classico che sta dietro alla vendita di un'opera frutto del proprio ingegno intellettuale. In pratica si diventa editori di se stessi. È stato possibile grazie a internet e a una serie di portali nazionali e internazionali che permettono la realizzazione di questa fantastica opportunità. Tra questi lo store di Amazon KDP (Kindle Direct Publishing) è sicuramente uno dei più importanti.Il funzionamento del Self Publishing Amazon è semplice e può essere sintetizzato in questi brevi passaggi:1) Essere esperti di un argomento che può spaziare tra i più vari… letteratura, romanzi, nozioni tecniche, scientifiche ecc.2) Utilizzare gli strumenti di creazione, pubblicazione e distribuzione messi a disposizione da soggetti come ad esempio il già citato Amazon KDP per iniziare la propria avventura editoriale.3) Guadagnare le giuste royalty dalla vendita delle proprie opere.Indice dei contenutiCosa è il Self PublishingDistorsioni del meccanismo in Italia e nel mondo…non tutto è oro ciò che luccica!Self Publishing Amazon…sveglia!Self Publishing Amazon…secondo Google!Self Publishing e fiscoVoglia di scrivere, pazienza e impegno costante non sono comunque elementi secondari in questo processo di creazione editoriale!Per certi aspetti si è aperta una grande opportunità per molti autori… una specie di rivoluzione nel campo dell'editoria… quella di autopubblicare in poco tempo e da soli le proprie opere trasmettendo ad altri il proprio sapere. E l'originalità sta proprio in questo… trasmettere agli altri quello che sappiamo fare bene, sia esso raccontare una storia, una raccolta di poesie o un corso tecnico scientifico.[ torna al menu ]Il Self Publishing è dunque molto più di una semplice opportunità commerciale: è uno strumento per democratizzare la conoscenza e dare voce a chiunque abbia qualcosa di autentico da dire. Prima di addentrarci nelle distorsioni del sistema, vale la pena fissare bene questo concetto di base.Distorsioni del meccanismo in Italia e nel mondo[ torna al menu ]Il business è diventato ben presto vasto e ghiotto e come avviene in tutti questi casi sul dolce miele non si posano solo le api ma anche altri tipi di insetti.Si sono sviluppati a livello internazionale perlopiù soggetti che promettono di accorciare e semplificare questo processo produttivo delle 3 fasi che ho descritto poco sopra… furbetti che hanno creato un metodo (adatto a tutti…) per "fare soldi" (tanti soldi) con il self publishing (di Amazon soprattutto). Ora questi soggetti stanno spuntando come funghi anche in Italia e non sono certo i primissimi a livello internazionale!Non voglio dire nomi e cognomi ma basta fare una semplice ricerca su Google ed usciranno tutti fuori, dal big all'ultimo ragazzotto della catena (di S. Antonio)… promettono di accorciare con il loro metodo il processo del self publishing e realizzare una montagna di soldi… è possibile tutto ciò? Vediamolo insieme.Fase 1) Non occorre essere esperti di un bel niente… basta solo trovare argomenti sull'onda del mercato, quello che loro chiamano "ricerca delle keywords profittevoli"… e seguire precisamente il metodo che dice di affidarsi a società terze (società di ghostwriting) che solo loro conoscono bene, le quali grazie al vasto serbatoio di scrittori (ghostwriter) che attiveranno a comando faranno il lavoro sporco di scrittura delle opere — su argomenti di cui nessuno è esperto ma che sono generati da ricerche ritenute il trend del momento.Il mercato di riferimento sarà quello internazionale… Amazon.com e non .it… dove ci sono le maggiori opportunità. Le opere immesse in questo mercato sono piccoli opuscoli con poche informazioni vendute a prezzo basso nel formato elettronico, cartaceo e audio e scritte sotto pseudonimo… ecco perché non troverete mai su Amazon opere con il nome e cognome di questi benefattori che vi promettono faraonici guadagni seguendo il loro metodo.Fase 2) Non occorre nemmeno utilizzare da soli gli strumenti di self publishing messi a disposizione da Amazon… per realizzare i propri desideri ci saranno sempre queste fantomatiche società di ghostwriting (che nessuno nomina gratuitamente ma sono ben racchiuse nel loro metodo) le quali penseranno a tutto, anche alla creazione delle copertine di vendita e alla pubblicazione delle opere nel circuito internazionale di Amazon. E le opere, essendo immesse soprattutto nel mercato americano, saranno scritte in inglese — per cui non è importante essere esperti in questa lingua poiché ci saranno scrittori madrelingua a pensare anche a questo.E cosa volere di più… l'autore è accompagnato per mano… e vedrà magicamente materializzare le idee dalla propria mente alle opere finali, immesse nel circuito di vendita senza fare quasi niente, per passare con somma soddisfazione all'ultima fase… la 3 (quella delle tanto agognate royalty di Amazon)… questo meccanismo sembra meglio della lampada di Aladino… il desiderio che si trasforma in realtà.STOP! FERMI TUTTI… A QUESTO PUNTO DELLA SCENA C'È UN ALTRO PICCOLO PASSAGGIO DA SODDISFARE prima della fase 3… Quale?La fase intermedia tra la 2 e la 3, cioè quella che separa il desiderio che deve materializzarsi in realtà attraverso tanti soldini che dovrebbero entrare nelle tasche di pseudo scrittori… è quella più importante per i soggetti creatori del famoso e infallibile metodo e che si potrebbe racchiudere nel famoso motto:Pagare moneta… Vedere Cammello 🐪È la fase 2,5… diciamo!Ebbene sì… prima di strusciare la lampada di Aladino per vedere realizzato il vostro desiderio di immensi guadagni dalle vostre opere (scritte e realizzate da altri 😀) dovrete strusciare i soldi dal vostro portafogli 😂 una lampada di Aladino tutta umana e per nulla magica… le informazioni "segrete" per diventare ricchi si pagano! e a caro prezzo! 😬Allora diciamola tutta per capire bene la verità…Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio 🐇… scusate, sono andato off topic su Matrix 😉Forse non tanto però, perché il senso della questione è proprio questo: volete divulgare il vostro sapere e le vostre conoscenze ad altri diventando degli scrittori, oppure volete la cosa più umana e scontata del mondo, e cioè guadagnare e basta? A voi la scelta della pillola più giusta secondo le vostre intenzioni.…non tutto è oro ciò che luccica![ torna al menu ]Se avete l'ambizione dello scrittore, di trasmettere ad altri il vostro sapere in qualunque campo, il metodo del self publishing professato da questi guru del settore… non sarà utile alla vostra opera. Al contrario, se cercate solo il miraggio di enormi guadagni senza che il prodotto finale sia farina del vostro sacco, accettate pure la sfida — a vostro rischio e pericolo!Questo perché avrete a che fare con un metodo uguale per tutti e dunque con probabili dosi di fallimento… dopo aver strusciato pesanti soldini per seguire il loro metodo vi sentirete dire "seguite minuziosamente i nostri consigli perché noi abbiamo già fatto il lavoro sporco per trasmettere a voi il metodo"… naturalmente se qualcosa non dovesse andare per il giusto verso è facile dire che i loro insegnamenti sono stati fuorviati o interpretati male!Il prodotto finale non sono le vostre opere — che tra l'altro saranno create da altri sotto pseudonimo — il prodotto finale siete proprio voi stessi! A questi soggetti non interessa produrre opere di self publishing ma vendere i loro corsi (cioè il loro metodo) al più vasto pubblico possibile di persone che bramano solo di diventare ricche. Giocano dunque su questo aspetto dell'animo umano senza pensare che spesso, sparando nel mucchio, riescono a cogliere persone in stato di indigenza che vogliono migliorare il proprio tenore di vita, e gente che abbandona il lavoro convinta dalle parole diffuse spietatamente nei numerosi video prodotti da questi guru del self publishing (lo stesso meccanismo è sfruttato anche in altri settori come ad esempio il dropshipping).Spendono ore e ore davanti a una telecamera per promuoversi con video utili a convincere le persone ad acquistare il loro metodo vincente per diventare presto ricchi, sfoggiano sfondi meravigliosi alle loro spalle con ville, piscine, posti incantevoli… devono dare un senso di opulenza e ricchezza… devono trasmettere solo questo messaggio: "io ce l'ho fatta e anche tu puoi diventare ricco se acquisti il mio metodo di self publishing". E allora li vediamo sull'aereo — con posti rigorosamente di prima classe — raccontare la loro vita in diretta sui social tra uno champagnino e l'altro, atterrare e vivere nella terra promessa per la ricchezza e il business, che molto spesso è Dubai (finché il carro tira…), denigrare i nostri modi di vivere: "l'Italia è un paese provinciale", "la scuola è ai tempi della preistoria" ecc.Bene, se vi va di provare… comodi di farlo… ognuno è padrone delle proprie idee e soprattutto dei propri soldi. Se desiderate invece trasmettere il vostro sapere agli altri, state alla larga da questi soggetti.Chi fa il vero Self Publishing ha come obiettivo finale il prodotto che racchiude le informazioni da trasferire agli altri. È ovvio che alla fine comunque ci sarà un introito… anche i maestri e i professori sono pagati per il proprio lavoro. Possiamo anche farci aiutare in questo — ad esempio collaborare con un correttore di bozze, un grafico per le cover o un traduttore per distribuire la nostra conoscenza nei mercati internazionali — ma comunque il centro di tutto resta sempre l'opera finale frutto del nostro ingegno e non il miraggio dei facili guadagni attraverso creazioni scritte da altri con lo scopo di farle acquistare da onesti lettori. Questo non è il vero Self Publishing ma qualcosa ancora da definire bene! Un modo parassita di fare business con il Self Publishing!Self Publishing Amazon…sveglia![ torna al menu ]Ma dico io… Amazon cosa ci sta a fare in questo discorso?… DOVREBBE COMBATTERE QUESTO MODO DI FARE. E SONO CONVINTO CHE PRESTISSIMO AMAZON LO FARÀ!Lo sono perché così si viene a perdere la vera missione del self publishing, che non è il facile guadagno ma aiutare gli scrittori a creare e distribuire le proprie opere. Amazon ha iniziato come la più grande biblioteca online per poi estendersi a tutti gli altri settori dell'ecommerce. È impossibile che non veda questa deformazione del sistema.Prodighiamoci affinché questo avvenga il prima possibile… chiediamo ad Amazon di alzare lo standard qualitativo delle opere immesse da autori di self publishing e controllare più attentamente lo svilupparsi di questo fenomeno negativo che sminuisce il vero Self Publishing e dunque il nobile e originale obiettivo di Amazon.Self Publishing Amazon…secondo Google![ torna al menu ]E inoltre una tiratina di orecchie anche al più blasonato motore di ricerca… Google! Ci hanno spiegato che la SEO secondo Google negli ultimi tempi è quella di strutturare logicamente il contenuto per ottenere un posizionamento ottimizzato. Chi scrive articoli ad alto valore di contenuti, dando informazioni immediate e chiare agli utenti che le cercano, è privilegiato dalla SEO. Ebbene, fra le prime posizioni per le keywords "self publishing amazon" oppure "self publishing on amazon" appariranno video e articoli che ci spiegano come diventare ricchi da 0 a 100.000€ in poco tempo, come guadagnare senza aver mai scritto niente affidando il lavoro a scrittori fantasma, come insegnare ad altri queste pseudo tecniche di guadagno facile… con corsi e sessioni online.Immaginiamo un utente che cerca su Google "self publishing amazon" per informarsi perché ha sentito parlare di questo argomento: cosa troverà? In prima pagina, tra le primissime posizioni, video e articoli di guru e soggetti improvvisati che insegnano ad altri come diventare ricchi con il self publishing!Quale idea si farà l'utente alla ricerca di notizie? Che questo è il vero significato del self publishing? Che per iniziare questo lavoro è indispensabile acquistare uno dei tanti corsi online e farsi scrivere i libri da ghostwriter? Perché Google non mette tra le prime posizioni chi professa questa attività lealmente e senza scorciatoie di alcun tipo? Google è forse confuso sul vero significato del self publishing?Se fosse così c'è da preoccuparsi, perché dimostrerebbe uno strano comportamento dell'algoritmo dei motori di ricerca! Chi cerca il vero significato del termine "Self Publishing" dovrebbe come minimo trovare subito in prima pagina informazioni chiare senza dover dribblare tra i vari corsetti dei guru che ammiccano a futuri guadagni astronomici. 😱 Tanto per essere chiari, il vero significato del termine "Self Publishing Amazon" è semplicemente spiegato fra le prime righe di questo articolo!Acquistare un corso, far scrivere i libri da altri, farsi assistere in tutte le fasi di questo lavoro non è il vero Self Publishing. "Self" in inglese significa "se stesso": ora voi mi dite che cosa ci sarebbe di "Self" nei costosissimi corsi proposti dai guru del settore? E non troviamo giustificazioni di ogni sorta nel dire che scrivere un libro da autori "veri" oppure dopo aver acquistato un percorso programmato è "giocare su campionati diversi"… come ho letto su commenti in altri siti web che elogiano questo sfrenato business. Ecco, chiamiamolo in un altro modo: ad esempio "business su Amazon per la creazione di opere scritte da altri al solo scopo di guadagnare" — e non certo "Self Publishing"!Self Publishing e fisco[ torna al menu ]"Molti mi chiedono: 'Ma se non è un business di speculazione, allora cos'è? Come si gestisce legalmente?'In una versione precedente di questo articolo, affrontavo la questione fiscale con un approccio estremamente prudente, quasi timoroso. Mi ero lasciato influenzare da una visione puramente 'commerciale' e burocratica che, col senno di poi, rischiava di soffocare l'entusiasmo di chi vuole davvero produrre valore.Oggi, con una maggiore consapevolezza e anni di esperienza sul campo, voglio fare chiarezza su un punto fondamentale che spesso viene ignorato dai 'guru' e dai commercialisti troppo cauti: il confine tra attività commerciale e Diritto d'Autore.""Il Self-Publishing non è la vendita di un prodotto fisico qualsiasi; è la concessione dei diritti di sfruttamento economico di un'opera dell'ingegno. Questo cambia tutto.Mentre i 'furbetti' si scontrano con le complessità di gestire un business basato su volumi e algoritmi (spesso finendo in zone grigie fiscali), l'Autore che pubblica contenuti di valore ha una strada maestra tracciata dalla legge:La tutela dell'Opera: Il fisco italiano riconosce un valore speciale alla creatività. I redditi derivanti dal diritto d'autore non sono equiparabili alla vendita di bulloni o all'e-commerce puro. Godono di una deduzione forfettaria delle spese (del 25% o addirittura del 40% per gli under 35) che semplifica enormemente la gestione.Uscire dalla 'Paura della P.IVA': Per chi inizia o per chi scrive come attività complementare, non è sempre necessario lo spauracchio della Camera di Commercio o dei contributi INPS fissi da commerciante — che sono spesso il motivo per cui molti rinunciano a priori. Se l'attività rimane nell'alveo della creazione intellettuale e del diritto d'autore, le regole sono diverse, più umane e decisamente più sostenibili.Dall'Ansia alla Libertà: Smettere di guardare il Self-Publishing solo attraverso la lente del "fisco punitivo" mi ha permesso di tornare a scrivere e a creare corsi. La protezione del Diritto d'Autore è lo scudo che permette a noi creatori di concentrarci sulla qualità, lasciando la guerra dei prezzi e delle keyword agli speculatori.Quindi, se sei qui perché vuoi creare qualcosa di tuo, non farti bloccare dai timori burocratici che io stesso avevo alimentato in passato. Il mercato si sta ripulendo: Amazon sta premiando la qualità e le leggi tutelano chi crea valore reale."Un elemento sulle distorsioni del significato del Self Publishing è tratto da un interessante articolo scritto dalla Dottoressa Loredana de Michelis e che si trova nel suo blog al seguente link:Corsi per guadagnare con il selfpublishing: la solita fuffaQuesto articolo del blog è stato pubblicato nel 2019 con un altro CMS e ultimamente revisionato. Ha riportato 10 importanti commenti. Con la nuova piattaforma Drupal, per motivi tecnici, abbiamo deciso di resettare tutti i commenti e le risposte inserite in calce all'articolo.

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